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La soluzione vincente: realizzazione del muro in gabbioni di Colleferro
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Quando la natura mette alla prova l'ingegneria:
analisi di un intervento di consolidamento a Colleferro
Prima parte: dal dissesto alle soluzioni progettuali
Il fenomeno franoso: quando l'equilibrio si spezza
Il dissesto idrogeologico rappresenta una delle sfide più complesse per l'ingegneria civile italiana. Tra febbraio e marzo, quando le precipitazioni raggiungono spesso i picchi stagionali, il territorio nazionale si trova frequentemente a dover fare i conti con eventi che mettono a rischio infrastrutture e sicurezza pubblica.
Il caso di Colleferro, in provincia di Roma, rappresenta un esempio paradigmatico di come eventi meteorologici intensi possano innescare fenomeni di instabilità del versante con conseguenze immediate sulla sicurezza urbana. L'intervento realizzato per la messa in sicurezza del dissesto ha portato alla costruzione di quello che oggi è riconosciuto come uno dei muri di contenimento in gabbioni più alti d'Europa, testimoniando l'eccellenza tecnica italiana nel settore del consolidamento dei versanti.
L'analisi di questo caso studio, raccontato attraverso le parole dell’Ing. Alessandra Spelta, che ha curato il progetto con l’assistenza tecnica di Metallurgica Ledrense, ci permette di comprendere come l'approccio metodologico nella valutazione delle soluzioni progettuali sia determinante per il successo di interventi complessi di ingegneria geotecnica.
L'evento del 3 febbraio 2019
Il lavoro descritto di seguito nasce dalla necessità di mettere in sicurezza il versante di una scarpata che nel tardo pomeriggio del 3 febbraio 2019, a causa delle copiose piogge susseguitesi nel periodo antecedente l'evento, è stata interessata da uno smottamento del terreno che ha coinvolto un fronte di circa 30 ml di lunghezza per un'altezza di circa 12 mt.
Il fenomeno franoso ha coinvolto, a valle un piazzale per la sosta dei veicoli comunali e, a monte un percorso pedonale a servizio di tre palazzine per civile abitazione.
L'approccio metodologico
I sopralluoghi effettuati in sito, le specifiche indicazioni fornite dal geologo e l'analisi della situazione geologica, geomorfologica ed idrogeologica locale, finalizzate in particolare a definire la possibile evoluzione del dissesto, hanno permesso, preliminarmente, di studiare varie soluzioni tecniche di risoluzione del problema e, la proposta d'intervento finale, è scaturita dall'esame comparato, in tutti i loro aspetti statici e funzionali delle varie soluzioni studiate in fase preliminare.
Prima ipotesi progettuale
La prima ipotesi, che prevedeva la realizzazione di un muro di contenimento in c.a. nella parte inferiore della scarpata di altezza pari a circa 5.50 m ed un sistema di drenaggio a tergo del muro con materiale arido di idonea pezzatura e ben costipato in modo da costituire base di appoggio per la fondazione della parete superiore in gabbioni metallici di altezza pari a circa 6 mt, poi scartata per le effettive difficoltà legate alla realizzazione del piano di appoggio dei gabbioni.

Seconda ipotesi progettuale
La seconda ipotesi, che prevedeva la realizzazione di un muro di contenimento in c.a. nella parte inferiore della scarpata di altezza pari a circa 5.50 m come nella ipotesi 1 ed un sistema di drenaggio a tergo del muro con materiale arido di idonea pezzatura ben costipato in modo da costituire base di appoggio per la fondazione della parete superiore anch'essa in c.a. di altezza pari a circa 6 m, a tergo della quale doveva essere realizzato un sistema di drenaggio analogamente alla parete inferiore, non è stata scelta in quanto si sarebbero rese necessarie ulteriori e rischiose opere di scavo della scarpata per consentire l'alloggiamento della porzione di muro superiore.

Terza ipotesi progettuale
La terza ipotesi, che è risultata la più percorribile anche per assicurare l'effettiva sicurezza della scarpata nel tempo, ha previsto la realizzazione di una parete in gabbioni metallici portanti preriempiti per un'altezza pari a 11,50 m, poggiata su un basamento di cls e riempimento a tergo, previa posa di geotessile non tessuto, in materiale inerte; alla base del muro è stato realizzato un sistema di drenaggio mediante la posa di un tubo in polietilene, corrugato a doppia parete, con fessurazioni trasversali e rivestito di geotessile; è inoltre, stata realizzata la canalizzazione delle acque provenienti dalle griglie del percorso pedonale posto a monte del versante.

Verso la scelta definitiva
L'analisi comparata delle tre ipotesi progettuali evidenzia come la progettazione di interventi di consolidamento richieda una valutazione multidisciplinare che tenga conto non solo degli aspetti strutturali, ma anche della fattibilità esecutiva e della sostenibilità dell'opera nel tempo.
La terza soluzione, basata interamente sui gabbioni metallici, si è rivelata vincente per diversi fattori che approfondiremo nella seconda parte di questo studio: dalle motivazioni tecniche che ne hanno determinato la scelta, alle fasi operative che hanno portato alla realizzazione di un'opera di eccellenza riconosciuta a livello europeo.
Nel prossimo articolo analizzeremo le ragioni che hanno reso i gabbioni metallici la soluzione ottimale per questo intervento e ripercorreremo le fasi di cantiere che hanno permesso di completare con successo uno dei progetti di consolidamento più sfidanti degli ultimi anni.


Ing. Alessandra Spelta

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