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15 Novembre 2024Progetto di ricerca su fondazioni a secco ora in attesa del brevetto internazionale. L'azienda trentina leader del settore "copiando" l'antica tecnica vichinga
Poggia le proprie fondamenta sugli antichi saperi degli uomini di montagna e del Grande Nord (e come spiegheremo dopo non è un caso se scriviamo così) l'innovativo progetto di Metallurgica Ledrense, una florida realtà trentina attiva dal 1987 nella produzione di filo lucido zincato e filo lucido nero di altissima qualità per l'agricoltura e per l'industria, e che da qualche anno si sta facendo conoscere a livello internazionale per i suoi gabbioni in rete elettrosaldata, sia come elementi architettonici per parchi e giardini, sia come muri di sostegno marcati CE. Dopo essere stata la prima azienda in Italia a far certificare in Europa le reti in acciaio riempite di materiale (sassi) che servono per costruire muri di contenimento (è suo uno dei più alti di questo tipo, realizzato più di anno fa a Colleferro in provincia di Roma), ora è in attesa di ottenere da Bruxelles la marcatura CE di un innovativo prodotto: quello relativo a speciali gabbioni testati per fungere da fondazioni per strutture leggere in legno. L'idea è nata da Fabio Tiboni, presidente della Metallurgica Ledrense, per sostenere strutture in legno da costruire velocemen-te, per esempio i prefabbricati utilizzati dalla Protezione civile in casi di calamità (come quelli che abbiamo visto negli anni scorsi a L'Aquila e dopo i terremoti del Centro Italia), ma anche edifici residenziali.
Rispetto alle tradizionali platee in calcestruzzo queste fondazioni hanno il vantaggio di poter essere posate "in opera" nel giro di pochissimo tempo, visto che i gabbioni (2 metri di lunghezza, per 1 di larghezza e 50 cm di altezza, dal peso di 1.850 kg l'uno) sono già assemblati in azienda e pronti all'utilizzo.
L'idea di questo innovativo e veloce sistema di fondazione a secco nasce in realtà oltre mille anni fa in Norvegia con le Stavkirken, chiese che venivano realizzate dai vichinghi su fondazioni in pietra sopra alle quali erano poste delle travi connesse fra di loro a creare un piano rigido, al di sopra delle quali venivano innalzati i pilastri e le pareti por-tanti. Lo stesso criterio - a ben guardare - usato tradizionalmente per le malghe alpine.
Ma se l'idea è antica, la tecnologia è quanto di più moderno.
Dietro il sistema di fondazioni a secco - spiega il responsabile tecnico di Metallurgica Ledrense Simone Graffer - c'è infatti un progetto di ricerca durato ben 42 mesi che ha coinvolto tre dipartimenti di ricerca trentini (due di Ingegneria, il Cnr, l'Istituto per la Bioeconomia IBE di S. Michele all'Adige) con un investimento di 500mila euro.
Dalle prove di durabilità della parte di acciaio dei gabbioni alle simulazioni di carico e scarico per sopportare neve, vento e eventi sismici nei cosiddetti "laboratori pesanti" di Mesiano il progetto di ricerca ha coinvolto decine di ricercatori, che si sono misurati anche nello studio di un marchingegno vibrante per compattare al meglio il materiale lapideo dentro i gabbioni.
Ora la Metallurgica Ledrense è in attesa del rilascio della marcatura CE per la commercializzazione del prodotto.
«Abbiamo già contatti con diverse realtà svedesi, inglesi ma anche italiane che sono interessate al nostro prodotto» spiegano i soci Alessandro Dalla Costa (responsabile commerciale) Stefano Tonini, i quali sottolineano l'importanza delle certificazioni europee per presentarsi con vantaggio competitivo sul mercato. «Non è stato un percorso semplice e veloce - continuano -. Non abbiamo guardato tanto alla spesa che ci sarebbe costato il progetto di ricerca, quanto all'opportunità di essere i primi a proporre un sistema innovativo e veloce di fondazioni a secco».
Del resto, alla Metallurgica Ledrense non sono nuovi alle sfide: l'idea di costruire i gabbioni di contenimento (e certificarli) nacque quasi per caso una quindicina di anni fa e ha portato una piccola azienda di valle che produceva filo di ferro ad essere un leader a livello internazionale, con un fatturato di oltre 10 milioni (di cui 3 dai gabbioni) con 13 soci e una decina di dipendenti.


